
Quando arriva il momento di aprire Word e scrivere la prima riga della tesi, c’è una decisione che molti studenti rimandano fino all’ultimo: quale font usare. Eppure il font della tesi di laurea è la prima cosa che la commissione vede ancora prima di leggere una sola parola del tuo lavoro. Una scelta sbagliata può far sembrare poco curato anche un contenuto eccellente, mentre il carattere giusto trasmette serietà, ordine e attenzione al dettaglio. In questa guida ti porto attraverso tutto quello che devi sapere per scegliere il font tesi di laurea più adatto al tuo elaborato, senza perderti in dettagli inutili e con i parametri tecnici che contano davvero.
Pensa per un attimo al tuo relatore: nell’arco di una sessione legge decine di tesi, spesso una dietro l’altra. La leggibilità del testo è il primo regalo che puoi fargli, ed è anche il primo segnale che gli mandi sulla cura con cui hai impostato il lavoro. Un carattere ben scelto accompagna l’occhio lungo le righe senza affaticarlo, mentre uno inadatto costringe a uno sforzo continuo che si trasforma in stanchezza e, indirettamente, in una percezione meno favorevole del contenuto.
C’è poi l’aspetto della professionalità. Una tesi non è un volantino né una presentazione creativa: è un testo accademico che entra in dialogo con una tradizione precisa, fatta di convenzioni tipografiche consolidate da secoli di editoria scientifica. Allinearsi a quelle convenzioni significa dire alla commissione “ho capito le regole del gioco”. Discostarsene troppo, anche solo nella scelta del carattere, manda il messaggio opposto.
Esistono cinque caratteri che ricorrono nel novanta per cento delle tesi italiane, e ognuno ha una sua personalità. Times New Roman è il classico per eccellenza: nato per il Times di Londra negli anni Trenta, è leggibile, sobrio e universalmente riconosciuto come lo standard accademico. La maggior parte delle linee guida universitarie italiane lo indica come prima scelta, e l’Università di Bologna lo raccomanda esplicitamente nelle sue indicazioni per i laureandi.
Garamond ha un’eleganza più raffinata, ispirata ai caratteri rinascimentali francesi. Occupa meno spazio orizzontale del Times, quindi se stai cercando di rispettare un limite di pagine senza forzature può tornarti utile. Georgia è una scelta moderna pensata originariamente per gli schermi: ha grazie marcate ma è disegnato per non perdere leggibilità anche a corpi piccoli, e funziona bene se prevedi che la tesi venga letta anche in PDF.
Arial e Calibri appartengono invece alla famiglia dei caratteri senza grazie. Arial è il bastone più diffuso al mondo, neutro e privo di tratti distintivi, mentre Calibri è il default di Word dal 2007 e ha forme leggermente più morbide e arrotondate. Entrambi rendono molto bene a video, meno su carta in testi lunghi.
La distinzione tra serif e sans-serif non è una questione estetica, ma funzionale. I caratteri con grazie guidano l’occhio lungo la riga grazie a quei piccoli allungamenti alle estremità delle lettere, e questo li rende particolarmente adatti ai testi lunghi su carta come una tesi stampata. I sans-serif, più puliti e geometrici, danno il meglio di sé sugli schermi, dove le grazie a bassa risoluzione possono apparire sfocate.
C’è poi una differenza che si gioca sul terreno della facoltà. Se stai scrivendo una tesi di lettere, filosofia, storia o discipline umanistiche in genere, un serif come Times New Roman o Garamond è quasi una scelta obbligata: comunica continuità con la tradizione editoriale del settore. Per facoltà scientifiche, ingegneristiche o tecniche, invece, anche un sans-serif come Arial o Calibri risulta perfettamente coerente, soprattutto se la tesi contiene molte formule, grafici o codice. In caso di dubbio, controlla sempre il vademecum del tuo dipartimento prima di decidere: alcune facoltà fissano il font per regolamento.
Sui parametri tecnici le università italiane sono piuttosto allineate. Il corpo del testo si scrive in dodici punti, una misura che garantisce leggibilità senza occupare troppo spazio. Le note a piè di pagina vanno in dieci punti, le citazioni in blocco solitamente in undici, e i titoli salgono progressivamente in base alla gerarchia, ma di questo parliamo nel paragrafo successivo.
L’interlinea consigliata è uno virgola cinque per il corpo del testo, mentre note e bibliografia stanno bene con interlinea singola. Questa proporzione non è casuale: lascia respiro alla pagina senza disperdere il testo, e permette al relatore di inserire correzioni a margine se lavora su copia stampata. Resisti alla tentazione di aumentare interlinea o corpo per “fare più pagine”: è un trucco che si nota subito e indebolisce la percezione del tuo lavoro. Se hai bisogno di volume, lavora sul contenuto.
La gerarchia tipografica è quella scala invisibile che permette al lettore di capire al volo cosa è un capitolo, cosa è un paragrafo e cosa è un dettaglio secondario. La regola d’oro è semplice: massimo due famiglie di font in tutta la tesi, una per il corpo e una eventualmente per i titoli, mai di più. Aggiungere un terzo carattere significa creare confusione visiva.
I titoli di capitolo solitamente si impostano su sedici o diciotto punti in grassetto, i sottotitoli su quattordici, e tutto quello che è interno al paragrafo resta a dodici. Per le note a piè di pagina vale invece un discorso a parte, sia sulla dimensione font delle note a piè di pagina sia sulla loro impostazione: in genere si tiene lo stesso carattere del corpo ma a dieci punti, con interlinea singola. Un capitolo a sé è il font per il frontespizio, che può essere leggermente più grande e diverso dal corpo proprio per dare alla copertina un peso visivo all’altezza del momento.
Esistono caratteri che, anche solo per un capriccio estetico, possono compromettere la percezione di tutto il lavoro. Comic Sans è il primo nome nella lista nera: nato per i fumetti dei software per bambini, ha una connotazione informale che stona con qualsiasi contesto accademico. Papyrus, con il suo aspetto da pergamena egizia, dà la stessa impressione ma in versione kitsch.
Vanno evitati anche tutti i font script che imitano la scrittura a mano, i decorativi con elementi grafici elaborati, e in generale qualsiasi carattere che attiri attenzione su sé stesso invece di lasciare protagonista il testo. Un altro errore frequente è mescolare troppe famiglie tipografiche pensando di rendere la tesi più “vivace”: il risultato è quasi sempre l’opposto, una pagina disordinata che trasmette improvvisazione. Anche i font di sistema poco diffusi vanno trattati con cautela, perché se il file viene aperto su un computer che non li ha installati la formattazione salta e il rischio è di consegnare un PDF diverso da quello che hai visto sul tuo schermo.
Arrivati a questo punto, il font è scelto, le dimensioni sono fissate e la gerarchia è chiara. Quello che resta è trasformare queste decisioni in un documento coerente dalla prima all’ultima pagina, ed è qui che molti studenti perdono punti senza accorgersene. La prima regola è l’uniformità assoluta: ogni titolo dello stesso livello deve avere lo stesso corpo, lo stesso peso e lo stesso colore in tutta la tesi, senza eccezioni dovute a copia-incolla da fonti diverse. Usa gli stili di Word o le sezioni di Google Docs proprio per questo, così un’eventuale modifica si propaga automaticamente.
Il testo va sempre giustificato a destra e a sinistra, con eccezione dei titoli e degli eventuali elenchi, e i margini vanno impostati prima di iniziare per evitare riformattazioni dolorose dopo. Se vuoi approfondire ogni dettaglio dall’impostazione iniziale alla rilegatura, abbiamo dedicato una guida completa a come impaginare la tesi e una specifica sulla numerazione delle pagine della tesi, perché sono i due aspetti dove più spesso si annidano errori dell’ultimo minuto.
Quando il file è pronto, fai una verifica finale stampando le prime dieci pagine: vedere il font su carta è un test diverso dal vederlo a schermo, e ti permette di accorgerti se le proporzioni reggono davvero. Per la stampa vera e propria, invece, affidati a un servizio che conosca le specifiche delle tesi italiane: noi di Tesissima lavoriamo ogni giorno con laureandi di tutta Italia e gestiamo tutto il processo della stampa della tesi di laurea online con anteprima 3D, carta di qualità professionale e spedizione gratuita. Il font che hai scelto con tanta cura merita di arrivare in commissione esattamente come l’avevi immaginato.
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