
C’è un dettaglio che separa una tesi piacevole da leggere da una che stanca l’occhio dopo due pagine, e quasi nessuno ci pensa fino all’ultimo: lo spazio. Capire come gestire spazi e interlinea nella tesi significa dare al testo il respiro giusto, quello che permette alla commissione di leggere senza affaticarsi e che fa sembrare il tuo lavoro curato anche prima di entrare nel merito. Non parliamo di estetica fine a sé stessa, ma di leggibilità concreta. In questa guida ti spiego quale interlinea usare in ogni parte della tesi, come impostarla su Word e Google Docs e quali errori di spaziatura evitare per non rovinare tutto sul più bello.
Partiamo dal valore che ti serve davvero: per il corpo del testo della tesi lo standard universalmente riconosciuto è l’interlinea 1,5. È la misura che dà aria sufficiente tra una riga e l’altra senza disperdere il testo, e ti accompagna lungo decine di pagine senza che gli occhi si incrocino. Per capirla meglio, mettiamo a confronto le tre opzioni che trovi nei programmi di scrittura. L’interlinea singola (valore 1) stringe troppo le righe e va bene solo per parti specifiche come le note, di cui parleremo tra poco. L’interlinea doppia (valore 2) all’estremo opposto disperde il testo e dà l’impressione, sgradevole e piuttosto trasparente, di voler riempire pagine. L’interlinea 1,5 è il punto di equilibrio perfetto, ed è proprio per questo che è la più richiesta. Tieni però sempre presente una cosa: alcuni atenei fissano regole proprie nei loro vademecum, quindi prima di impostare qualsiasi valore controlla le indicazioni del tuo corso, perché quelle vincono su qualunque standard generico.
Qui tocchiamo il punto su cui cade la maggior parte degli studenti, perché interlinea e spaziatura sono due cose diverse che vengono spesso confuse. L’interlinea è lo spazio tra le righe dentro lo stesso paragrafo; la spaziatura è invece lo spazio che separa un paragrafo da quello successivo, oppure un titolo dal testo che lo segue. Sono due impostazioni distinte, e gestirle bene fa una differenza enorme sull’ordine generale. Il modo corretto di staccare un paragrafo dal successivo non è battere Invio per creare una riga vuota, ma impostare uno spazio “prima” e “dopo” il paragrafo dal menù dedicato, di solito qualche punto (6 o 12 pt sono valori tipici). Attorno ai titoli serve un po’ più di respiro: uno spazio maggiore sopra, che li stacca dal paragrafo precedente, e uno più contenuto sotto, che li avvicina al testo che introducono. La regola d’oro è gestire ogni spazio dalle impostazioni del paragrafo, mai con righe vuote battute a mano. Così la spaziatura resta identica e coerente in tutto il documento, e non rischi di ritrovarti buchi diversi da una pagina all’altra.
Non tutto il documento viaggia alla stessa interlinea, e saperlo ti fa fare un salto di qualità. Mentre il corpo del testo resta a 1,5, alcune zone specifiche vogliono l’interlinea singola, più compatta. È il caso delle note a piè di pagina, che hanno una funzione di approfondimento e vanno tenute raccolte in fondo alla pagina con interlinea singola e un corpo più piccolo, così non rubano spazio al testo principale. Lo stesso vale per la bibliografia della tesi: l’elenco finale dei riferimenti si scrive a interlinea singola, spesso con una piccola spaziatura tra una voce e l’altra per distinguerle a colpo d’occhio. C’è poi il caso particolare delle citazioni lunghe. Quando riporti un passo che supera le tre o quattro righe, la prassi accademica vuole che tu lo stacchi dal testo come un blocco a sé: interlinea singola, corpo leggermente ridotto e un rientro a sinistra, senza virgolette. È un modo elegante per segnalare visivamente che quelle parole non sono tue, e si lega a doppio filo al modo in cui gestisci le citazioni nel testo della tesi. Differenziare l’interlinea per zona è uno di quei dettagli che la commissione nota anche senza rendersene conto.
Passiamo alla pratica, perché sapere i valori serve a poco se poi non sai dove cliccare. Su Word l’interlinea si regola dalla scheda Home, nel gruppo Paragrafo: cerca l’icona con le righe orizzontali e le due frecce verticali, cliccala e scegli 1,5. Per applicarla a tutto il documento in un colpo solo, seleziona prima tutto il testo con Ctrl+A. Per la spaziatura tra paragrafi, invece, ti conviene aprire la finestra completa del paragrafo: clicca sulla piccola freccia in basso a destra del gruppo Paragrafo e si aprirà un pannello dove trovi le voci “Spaziatura prima” e “Spaziatura dopo”, che imposti in punti. Il consiglio che ti salva ore di lavoro è modificare direttamente lo stile “Normale” invece di sistemare ogni paragrafo a mano: clicca col tasto destro sullo stile Normale nella galleria stili, scegli Modifica e imposta lì interlinea e spaziatura. In questo modo ogni nuovo paragrafo che scrivi nasce già con i valori giusti, e non devi ripensarci mai più.
Se lavori su Google Docs il principio è identico, anche se i menù cambiano un po’ di posto. L’interlinea si imposta dall’icona “Interlinea e spaziatura paragrafo” nella barra degli strumenti, quella con le righe e le frecce, oppure dal menù Formato, voce “Interlinea e spaziatura paragrafo”: da lì scegli 1,5 o il valore personalizzato che ti serve. Per la spaziatura tra paragrafi, nello stesso menù trovi le opzioni “Aggiungi spazio prima del paragrafo” e “Aggiungi spazio dopo il paragrafo”, oppure la voce “Spaziatura personalizzata” se vuoi indicare i punti esatti. Anche qui vale il trucco degli stili: imposta il testo come desideri, poi dal menù degli stili scegli “Aggiorna lo stile in base alla selezione” e infine “Salva come stili predefiniti”, così mantieni la coerenza su tutto il documento. Google Docs è un filo meno preciso di Word sulla spaziatura fine, ma per una tesi ordinata fa più che bene il suo lavoro.
Per chiudere, ecco le trappole in cui cascano in tanti, così le eviti fin dall’inizio. Il primo errore, il più diffuso in assoluto, è proprio quello di cui abbiamo parlato: separare i paragrafi battendo Invio per creare righe vuote invece di usare la spaziatura del paragrafo. Sembra innocuo, ma appena aggiungi o sposti del testo quei buchi si spostano con lui e ti ritrovi pagine sbilanciate, magari con un titolo solitario in fondo al foglio.
Il secondo errore sono i doppi spazi tra le parole, un’abitudine da macchina da scrivere che oggi non ha più senso: lo spazio dopo il punto è sempre uno solo, e se temi di averne seminati in giro usa la funzione trova e sostituisci per ripulire tutto in un attimo.
Il terzo è l’interlinea incoerente, cioè valori diversi in punti diversi della tesi senza una ragione: capita quando si copia-incolla testo da fonti esterne che si portano dietro la loro formattazione. La soluzione è incollare sempre come testo non formattato e affidarsi agli stili. Sistemare la spaziatura è anche il momento in cui conviene curare l’impaginazione dell’indice della tesi e la numerazione delle pagine, perché spaziatura, indice e numeri lavorano insieme per dare al documento quell’aspetto pulito che fa la differenza.
Se vuoi vedere come tutti questi elementi si incastrano, la nostra guida su come impaginare la tesi raccoglie ogni passaggio, mentre per il quadro completo dalla prima riga alla consegna c’è la guida su come scrivere una tesi di laurea.
E quando il tuo testo sarà spaziato a regola d’arte, pronto per diventare un oggetto reale, ricordati che una stampa e una rilegatura curate sono il modo migliore per dare valore a ogni singolo spazio che hai sistemato con tanta attenzione.
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