Compilatio o Turnitin? Quale antiplagio usa la tua università e cosa controlla davvero

Compilatio o Turnitin? Quale antiplagio usa la tua università e cosa controlla davvero

Hai finito la tesi e adesso ti arriva la domanda che toglie il sonno: il software antiplagio cosa vede, esattamente? Tra antiplagio Turnitin e Compilatio antiplagio girano parecchie leggende, a partire dalla famosa percentuale massima che sarebbe uguale per tutti. La verità è che i due sistemi funzionano in modo diverso, che gli atenei italiani li usano con regole proprie e che le soglie cambiano da un dipartimento all’altro molto più di quanto immagini. Vediamo come stanno davvero le cose.

Perché tutte le università controllano le tesi con un antiplagio

Il controllo di originalità è ormai la norma negli atenei italiani, ma non è uniforme come si racconta. In alcune università è obbligatorio per tutti gli elaborati finali, in altre resta una facoltà del relatore: a Tor Vergata, per esempio, l’utilizzo di Turnitin è esplicitamente facoltativo ed è il docente a dichiarare sulla domanda di laurea se la tesi è stata sottoposta o meno alla verifica.

Cambia anche chi preme il pulsante. In diversi atenei è lo studente a caricare la tesi e a consegnare il report insieme all’elaborato, in altri è il relatore a eseguire il controllo dalla piattaforma d’ateneo prima di approvare il lavoro. La prima cosa da fare è quindi capire quale procedura segue il tuo corso, perché da lì dipende se dovrai occupartene tu o se non vedrai mai il report. Se vuoi un quadro degli strumenti esistenti, trovi una panoramica negli strumenti antiplagio per la tesi.

Compilatio e Turnitin: come funzionano e in cosa sono diversi

Entrambi fanno la stessa cosa di base, cioè confrontano il testo della tua tesi con enormi quantità di materiale e segnalano le corrispondenze. Le differenze stanno nel cosa confrontano e nel come lo interpretano.

Turnitin lavora su tre fronti: le pagine internet attive e archiviate, un archivio di decine di migliaia tra periodici, riviste accademiche e pubblicazioni, e soprattutto il repository degli elaborati già consegnati alla piattaforma. Legge testi in venticinque lingue e riconosce le traduzioni dall’inglese, il che chiude in partenza la scorciatoia di tradurre un paragrafo straniero sperando che passi inosservato.

Compilatio antiplagio, nella versione per gli atenei chiamata Compilatio Magister, confronta anch’essa su miliardi di fonti e si distingue per il tipo di analisi. Il livello superiore, Magister+, individua non solo le copiature letterali ma anche le riformulazioni profonde, cioè i passaggi riscritti mantenendo la struttura del ragionamento originale, e le somiglianze tra lingue diverse. Entrambi i sistemi hanno ormai un modulo per il rilevamento dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale, con tassi di affidabilità dichiarati molto alti dai rispettivi produttori.

La differenza più rilevante per te riguarda l’archivio delle tesi già depositate. Quando la tua tesi entra nel repository, ci resta: è il motivo per cui, se un relatore ricarica un documento che lo studente aveva già sottoposto, ottiene una somiglianza del novanta o cento per cento. Non è plagio, è il sistema che riconosce il documento come già presente, e quella corrispondenza va esclusa manualmente per leggere il dato reale.

Quale antiplagio usa la tua università: la mappa degli atenei

Qui le cose si fanno concrete, perché non esiste uno standard nazionale e ogni ateneo decide per sé. Quanto segue viene dalle pagine ufficiali e dai regolamenti dei singoli atenei, che restano sempre la fonte da controllare per il tuo caso.

La Sapienza utilizza Turnitin, con una particolarità: il servizio è organizzato a livello di facoltà e gli account vengono attivati su richiesta dei docenti, quindi la disponibilità può variare da un corso all’altro. Tor Vergata usa Turnitin con la procedura facoltativa già descritta, e pone un limite di due megabyte al file caricabile nel sistema.

Il Politecnico di Milano è il caso più articolato, perché adotta entrambi i software a seconda del percorso: Compilatio nella versione Magister+ per le tesi di laurea e Turnitin per le tesi di dottorato. Il limite tecnico è generoso, fino a cento megabyte, con un testo compreso tra cento e trecentomila parole, e l’ateneo sconsiglia l’uso dello strumento per elaborati coperti da accordi di riservatezza.

L’Università di Bologna ha scelto Compilatio con controllo obbligatorio per tutti gli elaborati finali e caricamento a carico del laureando, che riceve comunicazione solo in caso di esito negativo. L’Università di Padova usa anch’essa Compilatio, ma ribalta il flusso: la verifica la esegue il relatore attraverso la piattaforma d’ateneo prima di approvare definitivamente l’elaborato.

L’Università di Messina adotta Turnitin con caricamento dello studente dalla piattaforma dedicata, specificando che il file sottoposto deve essere identico a quello poi depositato per il conseguimento del titolo. La Libera Università di Bolzano usa Turnitin con una procedura simile: è il laureando a eseguire il controllo, generare il PDF del report e caricarlo insieme alla tesi finale, dichiarando così che i due documenti coincidono.

Come leggere il report di similarità

Il report restituisce una percentuale complessiva accompagnata da un codice colore che ne indica l’intensità: si va dal blu, che segnala l’assenza di corrispondenze, al verde per le somiglianze contenute entro il ventiquattro per cento, al giallo fino al quarantanove, all’arancione fino al settantaquattro, fino al rosso oltre quella soglia. Accanto alla percentuale trovi l’elenco delle fonti corrispondenti, ordinate dalla più rilevante alla meno rilevante, con i passaggi evidenziati direttamente nel testo.

Prima di spaventarti davanti a un numero alto, guarda cosa lo compone. I sistemi permettono di escludere dal conteggio il materiale bibliografico, il testo citato tra virgolette e le sequenze di parole troppo brevi per essere significative: se quelle esclusioni non sono attive, la tua bibliografia, le formule standard e i riferimenti normativi gonfiano la percentuale senza che tu abbia copiato nulla. Una somiglianza elevata non significa plagio e una somiglianza bassa non garantisce l’originalità, perché il software misura corrispondenze testuali e non entra nel merito della qualità del lavoro. Quella valutazione resta al relatore, che è l’unico a leggere il report con il contesto disciplinare in mano.

Quale percentuale di similarità è accettabile nella tesi

Qui va detta una cosa netta: la soglia universale non esiste, e chi te ne propone una sta semplificando. Online circola spesso il riferimento a un dodici o quindici per cento come limite di guardia, ma basta confrontare due regolamenti reali per vedere quanto sia fragile. Un corso dell’Università di Bologna fissa la soglia massima al quarantacinque per cento, mentre il regolamento di un dipartimento dell’Università di Padova stabilisce che la concordanza non deve superare il dieci per cento, con possibilità di deroga motivata da parte del relatore. Trentacinque punti di differenza tra due atenei pubblici italiani.

Altri atenei, come Messina, non fissano alcuna percentuale e rimettono tutto all’interpretazione del docente, e lo stesso principio è scritto nero su bianco nei manuali per relatori: non è possibile definire a priori un limite fisso oltre il quale una tesi vada respinta. L’unico numero che conta è quello del regolamento del tuo corso di studi, che trovi sul sito del dipartimento o puoi chiedere in segreteria.

C’è poi un caso che molti ignorano, l’autoplagio: riutilizzare porzioni di un proprio elaborato precedente, come la tesi triennale dentro quella magistrale, senza dichiararlo. Il sistema lo rileva come qualsiasi altra corrispondenza. Per restare al sicuro, la strada è imparare a parafrasare senza fare plagio, che non significa cambiare qualche sinonimo ma riscrivere davvero con una struttura propria, citando comunque la fonte.

Si può controllare la tesi prima di consegnarla?

Sì, esistono servizi che permettono di verificare il testo prima della consegna, alcuni gratuiti e altri a pagamento. I gratuiti però hanno limiti seri di cui tenere conto: analizzano porzioni brevi di testo, confrontano quasi solo con il web pubblico e non hanno accesso agli archivi accademici né al repository delle tesi già depositate. Tradotto, un risultato rassicurante da uno strumento gratuito non ti dice granché su cosa troverà il software del tuo ateneo.

C’è poi una questione che riguarda la tua tesi più che il tuo portafoglio. Caricare un elaborato non ancora discusso su una piattaforma di terze parti significa consegnare a un soggetto esterno un lavoro originale, e in alcuni casi quel testo finisce archiviato nei database del servizio. Prima di caricare la tesi da qualche parte, leggi come il servizio tratta e conserva i documenti. Il modo più efficace e gratuito di abbassare il rischio resta comunque lavorare bene sulle fonti: una bibliografia della tesi completa e citazioni formattate correttamente eliminano in partenza buona parte delle segnalazioni.

Tesi approvata dall’antiplagio: ultimo step, la stampa

Superato il controllo, il file che hai sottoposto diventa quello definitivo e in diversi atenei deve coincidere esattamente con la copia che depositi. Da qui in avanti non modificare più il testo: limita gli interventi alla parte formale, verificando margini, numerazione e impaginazione prima di esportare il PDF finale. Controlla anche che il frontespizio tesi riporti i dati esatti e l’anno accademico giusto, perché è l’ultimo dettaglio che tutti danno per scontato.

Quando il PDF è chiuso e controllato, resta solo da dargli forma. Con Tesissima puoi occuparti della stampa tesi online e ricevere le copie a casa, arrivando alla discussione con un lavoro originale e una copia all’altezza.

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